La comunicazione non dorme mai

Kappa: istruzioni per l’uso

k istruzioni per l'uso

Tengo molto alla lingua italiana e soprattutto al fatto di impiegarla correttamente. Per questo, spesso mi trovo a scrivere articoli in cui parlo della correttezza formale come strumento indispensabile per fare una buona impressione.

Ne ho parlato qualche tempo fa su 4writing per non perdere mai le buone abitudini e allenare sempre la propria scrittura.

Non nascondo che, come copy, sono affascinata dalle evoluzioni della lingua ma ci sono delle cose che proprio non posso tollerare.

Tra queste, oltre alla e maiuscola accentata che troppo spesso è accompagnata dall’apostrofo, mi fa davvero impressione l’uso smodato della K.

Brutta eredità del mondo anglosassone dal quale riusciamo a copiare solo i vizi e mai le virtù, la ricerca costante dell’abbreviazione fa commettere veri e propri atti impuri verso la nostra lingua e gli amici della K fanno parte di questa cerchia infernale.

La lettera K ( e con questo lo stupore salirà alle stelle) è una lettera latina che però non si trova nell’alfabeto italiano. La troviamo, infatti, nella parole straniere soprattutto inglesi. Niente di strano, fino a questo punto. Nelle parole inglesi la K ci sta, anzi ci deve stare e quindi utilizziamola senza problemi.

Il problema nasce quando l’uso, diventa un abuso e le abitudini gergali e verbali diventano parola scritta: bacheche inondate di segni strani che rappresentano un semplice ‘che’ , ragazzini e (ben più grave) adulti che scrivono parole senza senso per fare presto senza rendersi conto che per leggerle, queste parole veloci, si fa una fatica bestiale e si perde del tempo, e smartphone che non possono fare altro che memorizzare quest’uso astruso della lettera K.

Certo, ognuno può e deve fare come vuole e non sarò certamente io a contestare la libertà espressiva individuale, ma una cosa è certa: evitiamo un linguaggio del genere in ambito professionale. Possiamo aggiungere le faccine ai nostri post e ci possiamo anche concedere delle battute da linguaggio verbale per essere friendly con il nostro pubblico. Ma mai e dico mai tralasciare la correttezza formale quando ci troviamo a gestire la comunicazione professionale che sia la nostra o quella di un cliente. Ne va della nostra reputazione.

E se poi, volete rendere gli altri più felici, impiegate qualche millesimo in più, ma scrivete in modo chiaro e corretto le vostre parole. Vi accorgerete che il vostro messaggio non solo sarà compreso ma molto molto più apprezzato.

E voi, quali sono le espressioni o gli usi della lingua scritta o parlata che abolireste? Lasciate un commento.

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